Il tuo carrello è attualmente vuoto!
[#PO-10-19] Case History – Un caso reale: 3 interventi mirati per invertire un trend negativo
![[#PO-10-19] Case History - Un caso reale: 3 interventi mirati per invertire un trend negativo](https://devinred.com/wp-content/uploads/2025/11/PO-10-19.jpg)
Molti pensano che per far ripartire un sito servano progetti lunghi, restyling completi o settimane di lavoro.
La realtà è molto più semplice: spesso basta guardare dove nessuno ha guardato davvero.
Questo è il racconto di un intervento durato 24 ore su un sito già online da anni, che ha trasformato un trend negativo in una ripresa evidente.
Senza cambiare marketing, senza aumentare traffico, solo rimuovendo gli ostacoli che bloccavano gli utenti.
Per ragioni di riservatezza non cito il nome del cliente; il codice #PO-10-19 identifica questo progetto. Se vuoi seguirne l’evoluzione nel tempo, ti basta cercare questo tag nei miei articoli.
Indice dei contenuti
Il contesto
L’azienda vende prodotti italiani, olio e vino, e ha un suo pubblico fedele. Il sito esiste da tempo, con un flusso di ordini stabile.
Eppure, qualcosa si era inceppato: da mesi il fatturato scendeva.
Il contatto con il cliente è arrivato tramite passaparola, quindi non ho dovuto conquistare la fiducia: un paio di email, una call conoscitiva, e avevamo già chiaro come procedere.
Durante la call il problema sembrava semplice: “Abbiamo due listini, Italia ed estero, ma a volte i clienti vedono quello sbagliato”. Una seccatura, certo, ma nulla di drammatico a prima vista.
Poi, quasi come se fosse un dettaglio secondario, il cliente aggiunge: “Ah, il backoffice di WordPress è lentissimo. A volte si blocca e dà un errore”.
Per chi non si occupa di questioni tecniche è un fastidio. Per me, invece, è stato il vero campanello d’allarme.
Finita la call ho fatto login sul backoffice di WordPress e, dopo pochi click, il sito mi ha mostrato un errore di timeout (502).
Non era la prima volta che vedevo quella pagina, e il suo “stile” mi ha subito fatto sospettare anche quale hosting ci fosse dietro.
In quel momento ho avuto la conferma che il problema non era nei prezzi in sé: era nel motore.
I prezzi, infatti, venivano aggiornati dinamicamente nel frontend (per i più tecnici, mediante ajax). Se la funzione che ricalcola il prezzo fallisce (come accade quando il server va in timeout), per l’utente tutto resta normale, nessun messaggio, nessuna anomalia visibile. Ma dietro le quinte quella funzione cadeva in errore: ecco perché gli utenti esteri a volte vedevano il prezzo italiano e viceversa.
La chiamata per verificare la nazione partiva, ma falliva. Il prezzo rimaneva quello sbagliato.
Da lì in poi il quadro è diventato molto più chiaro: non era un bug nel calcolo, né un errore di configurazione. Il backoffice stesso era troppo lento per sostenere quelle operazioni. Un hosting non professionale, qualche migliaio di ordini accumulati negli anni e WooCommerce che nel frattempo era diventato più pesante: erano tutti tasselli dello stesso puzzle.
Come lavoro quando eredito un progetto
Quando devo operare in un progetto già esistente, la prima cosa che faccio non è aprire il codice.
È aprire il sito.
Lo navigo come se fossi un utente qualunque: senza preconcetti, senza sapere “dove stanno le cose”.
Mi appunto tutto ciò che mi irrita, mi blocca o mi confonde, anche i dettagli più insignificanti a prima vista.
Un progetto ereditato porta sempre uno svantaggio: non conosci la logica, il codice, le scelte fatte da chi c’era prima.
WordPress e WooCommerce sono familiari, ma ogni sito è un organismo diverso.
Un testo banale nel footer può nascondersi:
- nella pagina footer del tema,
- nel child theme,
- in un plugin custom,
- nel functions.php,
- o in un JS esterno.
E se un popup non si comporta come deve?
Può essere nel footer, nell’header, in uno script caricato altrove, in un plugin che non ti aspetti.
L’esperienza ti dà dei trucchi per arrivare alla soluzione velocemente. Ma non elimina la complessità.
Il rovescio della medaglia, in questo caso, positivo
Eppure c’è anche un vantaggio enorme: quando non conosci un prodotto, non hai tunnel vision.
Vedi tutto con occhi nuovi, come il cliente che lo visita per la prima volta.
Se qualcosa è fastidioso per me, quasi certamente lo è anche per chi compra.
In questo caso, sono bastati dieci minuti per capire dove si trovava il vero collo di bottiglia e per individuare gli interventi con il miglior rapporto costo/beneficio.
Le prime ipotesi
Prima ancora di mettere mano al codice, ho chiesto al cliente su che hosting fosse il sito. Avevo i miei sospetti, ma ho chiesto per sicurezza.
Il nome che mi ha dato era già una conferma: un piano non professionale, risorse al limite, discreto forse solo per blog piccoli ma assolutamente inadatto a un e-commerce che negli anni ha accumulato ordini, prodotti, processi e automazioni.
WooCommerce oggi richiede molta più potenza dei primi anni, e quel “backoffice lento” iniziava a raccontare di un problema più profondo.
Le prime ipotesi si sono formate da sole:
- server insufficiente,
- plugin di cache non compatibile con WooCommerce,
- processi che si interrompono,
- aggiornamenti di prezzo che falliscono a metà,
- carrelli che ereditano dati sbagliati.
Avevo già individuato l’imbuto. Il timeout che ho visto al primo login ha tolto ogni dubbio.
Le 3 criticità individuate
1. Conflitti tra plugin e piccoli conflitti nascosti
Troppi plugin, alcune funzionalità in conflitto.
Il risultato?
Errori intermittenti, carrelli che non si aggiornano, processi che si interrompono senza messaggi visibili.
I classici problemi che “non si vedono”, ma che costano la perdita di ordini. Tra l’altro, i problemi erano intermittenti, quindi particolarmente insidiosi da trovare perché avvenivano solo in determinate circostanze.
2. Hosting al limite e timeout silenziosi(invisibili all’utente)
Il server stava lavorando in saturazione.
Quando il limite veniva superato, alcune operazioni critiche (calcoli dei prezzi, aggiornamenti del carrello, chiamate AJAX) saltavano.
L’utente non vedeva un errore: semplicemente il sito si comportava in modo incoerente.
E una chiamata che non si completa può portare a un ordine perso.
3. Cache configurata male con effetti paradossali
Il sito sembrava veloce… ma serviva da cache contenuti errati, come:
- messaggi di prodotto rimosso dal carrello al primo accesso di un nuovo utente,
- stati del carrello memorizzati,
- contenuti non allineati al contesto dell’utente.
Un sito veloce che mostra cose sbagliate, non serve a nulla.
Gli interventi, molto selettivi e non invasivi
L’obiettivo non era “rifare”, ma rimuovere attriti.
In meno di 24 ore ho:
- migrato il sito su un hosting più stabile e più dimensionato al traffico reale,
- configurato una cache sicura, che operava senza intoppi con WooCommerce ,
- risolto i conflitti principali tra plugin,
- sistemato problemi di UX non critici ma fastidiosi (come il pop-up della newsletter che ricompariva a ogni accesso).
Non ho toccato ciò che funzionava.
Non ho stravolto nulla.
Ho tolto gli ostacoli, lasciando che il sito funzionasse normalmente, in modo coerente e prevedibile.
Il criterio costo/beneficio
Tutto è migliorabile.
La domanda non è solo “possiamo farlo meglio?”, ma, anche: “ha senso farlo adesso?”
Ad esempio, aggiungere un messaggio di reassurance sotto il carrello con contatti dell’assistenza è utile: può convertire qualche utente indeciso.
Ma introdurlo correttamente richiede valutazioni: quali canali, orari, lingue, immagini, chi risponde.
Non urgente, non critico.
Prima si risolve ciò che blocca davvero il sito. Poi si potenzia ciò che funziona.
Relazione con il cliente
Perché ho scelto di fare un intervento veloce?
Potevo intervenire anche su altri piccoli fix o ottimizzazioni più ambiziose, ma essendo il primo intervento, non conoscevo ancora il cliente.
Mi piace partire così: operare rapidamente, far vedere risultati concreti, costruire fiducia attraverso azioni reali.
Con questo approccio, ogni intervento porta benefici sicuri, mentre tutto il resto, miglioramenti secondari o perfezionamenti, può aspettare.
Così si stabilisce un equilibrio naturale: rapidità, efficacia, fiducia reciproca, dati visibili in crescita che confermano le scelte.
I risultati, immediati e misurabili
L’andamento 2025 era negativo: –11% rispetto al 2024 (dati dal 1 gennaio al 19 ottobre). L’andamento del 2025 era chiaro: –11% rispetto al 2024 (dal 1° gennaio al 19 ottobre).
Non c’erano segnali di miglioramento.
Dopo l’intervento, invece:
- –11%
- –7%
- –2%
- 0% — pareggio raggiunto oggi
Stesso traffico. Stesso prodotto. Stessi utenti. Più vendite.
Perché stavolta il sito non interrompeva più il processo d’acquisto, non generava incongruenze che portavano a perdita di fiducia nei possibili acquirenti.
Di seguito il grafico del fatturato.

Un’altro dato che può essere utile, capire se il maggior guadagno può essere dovuto all’inflazione, all’aumento dei prezzi. In grafico dei prodotti venduti mostra un calo, rispetto allo scorso anno, ma come si può vedere anche in questo grafico si evince un trend positivo molto spiccato.

Il follow-up — il lavoro continuo con il cliente
La collaborazione non si è chiusa con quei tre interventi.
Ci sentiamo spesso per piccoli aggiustamenti e per pianificare miglioramenti più strategici nel lungo periodo.
Non ho fretta, e non la voglio trasmettere al cliente: un e-commerce stabile, con buoni margini, cresce meglio con interventi diluiti, misurabili, che permettano di vedere chiaramente il valore di ogni singola azione.
Il prossimo passo che stiamo valutando è un messaggio automatico nel carrello che comunica quanto manca al raggiungimento della spedizione gratuita, diverso per paese.
Non solo UX: è un incentivo all’aumento del valore medio degli ordini.
L’idea è semplice: se l’utente vede che gli mancano 10€ per risparmiare 8€ di spedizione, spesso aggiungerà un prodotto da 20–30€.
WooCommerce gestisce già gli upsell se il tema li supporta; il messaggio dinamico per la spedizione invece va codificato ad hoc.
Un intervento rapido, mirato, con chiaro impatto sul fatturato.
Le prospettive
Questo caso mi ricorda una cosa semplice:
i siti non smettono di vendere da un giorno all’altro.
Smettono di vendere un errore alla volta.
Risolti gli intoppi, il sito è tornato a seguire il suo ciclo naturale.
E quando il percorso è lineare, la conversione aumenta da sola.
Se l’andamento prosegue, il 2025 può chiudersi tra il +10% e il +20%.
E con il periodo natalizio in arrivo, il margine è ancora maggiore.
Non per magia: semplicemente perché si è tolto un tappo.
Perché questi interventi sono così gratificanti
Intervenire su un sito che non gira come dovrebbe è molto gratificante.
Gratificante perché rivedo il valore di tutti gli interventi passati: l’esperienza accumulata diventa una chiave veloce per capire e risolvere problemi, dare senso a ciò che ho studiato e praticato negli anni.
Gratificante anche perché un intervento veloce, senza stress per il cliente, una call di un’ora per comunicare il problema e il resto gestito da me in autonomia, è la base di una relazione futura solida.
È un lavoro che mette in gioco competenze tecniche e sensibilità umana: risolvere un problema reale, rendere la vita più semplice a chi utilizza il sito, e allo stesso tempo creare fiducia e collaborazione.
Se hai un progetto simile…
Se ti ritrovi in una situazione simile, un sito lento, comportamenti strani, problemi difficili da inquadrare, scrivimi pure.
A volte basta davvero guardare le cose da fuori per sbloccare problemi che sembrano enormi.
Hosting? Io uso VHosting da anni e mi trovo benissimo. Ho anche un’affiliazione attiva, quindi se acquisti tramite il mio link, io guadagno qualcosa, ma per te il prezzo non cambia. Lo consiglio perché lo uso ogni giorno e ne sono soddisfatto!