Il vero obiettivo di un sito web non è (solo) il traffico

Il vero obiettivo di un sito web non è (solo) il traffico

Generare contatti, vendita, iscritti, creare community… ogni sito può avere obiettivi differenti.
Quello che noto a volte è che, soprattutto gli utenti che sopravvalutano le statistiche (calmo, servono, ma ci arriviamo), spesso perdono l’obiettivo.

L’obiettivo, prima, sembra l’incremento del traffico.
Che certamente fa gola a tutti, ma spesso il traffico è, come i like nei social, un punteggio.

Mi è rimasto in mente il monologo iniziale della serie Ozark:

Cos’è il denaro? Il denaro è, nella sua essenza, quello che dà la misura delle scelte di un uomo.

Se usiamo il concetto di gamification, che si presta bene ad ogni strumento di marketing, il denaro è un punteggio, qualcosa che ti colloca in una classifica ideale.

Allo stesso modo i like, i segnali sociali, i commenti con il pollice in su e, anche se in modo più intimo perché meno esposti, le visite al sito, le pagine viste ecc.

Un punteggio.

E quindi si tende a semplificare il valore delle visite, a non riconoscere in quei numeri utenti reali.


TL;DR: in breve

Avere tante visite non vuol dire che il tuo sito stia lavorando bene.
Non è un punteggio da mostrare al bar.
È finita l’era di ShinyStat con il counter in bella vista.
Le visite hanno senso solo se portano qualcosa: contatti, richieste, vendite, relazioni.
Altrimenti restano solo numeri che non ti cambiano la giornata


Non è il numero, ma cosa diventano quelle persone

E questo spesso è uno dei problemi principali.
Perché, in molti casi, non è il numero degli utenti di un sito che va attenzionato, ma il processo di conversione di questi utenti in qualcosa di più.

Provo a spiegarlo meglio, con esempi reali.


Caso reale (novembre 2025): stesso traffico, più vendite

Uno shop, WordPress + WooCommerce (Qui la case history completa -> ).

Ho fatto degli interventi per migliorare l’esperienza utente: velocità, niente pop-up della newsletter ad ogni accesso (anche se avevi già fatto richiesta), piccoli problemi legati alla gestione della cache in conflitto con un plugin.

Tutto questo, nel breve periodo, non ha certo avuto impatto sul posizionamento sui motori né ha portato un incremento delle visite.

Ma una migliore esperienza utente ha subito generato — e parliamo proprio di giorni — un impatto sulle vendite.

Il sito aveva un fatturato annuo rispetto al periodo precedente (stesso periodo ma del 2024, quindi porzione di anno), secondo WooCommerce, a -11%, trend negativo.
Ad oggi (sono passate due settimane dall’intervento), il sito ha recuperato 5 punti percentuali: siamo a -6%.

E, a giudicare da come è cresciuto l’ordine medio, dal numero di ordini e da come si è ridotta la quantità di feedback (“non riesco ad ordinare”, “sono spariti i prodotti dal carrello”), direi che per la fine di novembre il sito sarà più o meno in pareggio.

Considerando che dicembre è storicamente il periodo migliore, se questo trend permane l’anno si chiuderà in positivo, grazie ad un grande recupero negli ultimi 2 mesi.


Cosa è cambiato?

Non le visite.
Non gli accessi organici.
Nessuna promozione attiva.

Gli acquirenti arrivavano (e arrivano) da Google, social e qualcuno, ancora pochi, da ChatGPT.

Quindi, se gli utenti sono gli stessi, cosa ha migliorato le vendite?

È abbastanza chiaro:
un flusso migliore ha permesso agli utenti di navigare il sito con più agio.

In una finestra di attenzione di qualche minuto:

  • hanno visto più prodotti,
  • hanno percepito il sito come più serio,
  • hanno deciso di acquistare più facilmente,
  • hanno abbandonato meno il carrello.

Stessi utenti, maggiore attenzione ad ognuno.

Certamente, poi, questa operazione, nel medio e lungo periodo, porterà anche vantaggi in termini di accessi.
Perché ormai sappiamo che se gli utenti rimangono sul sito, Google tende a premiare il sito con posizioni migliori.

Quindi: più acquisti, più soddisfazione, meno bounce (utenti che escono subito) → più ordini → nel prossimo futuro, più utenti.


Le statistiche servono, ma solo se sappiamo cosa guardare

Prima parlavamo delle statistiche.
Come detto, sono un dato parziale.

La vera chiave sono i KPI.

Se un sito ha un trend negativo a fronte di un numero di accessi più o meno costante, significa che qualcosa nel sito non sta funzionando.
Quindi usare questo elemento per approfondire, attraverso feedback e test, e trovare l’intoppo libera subito potenziale.

Questo fine tuning è veloce in molti casi.


La domanda giusta non è: “Come aumento i visitatori?”

La domanda è:


Secondo caso: quando i lead sono “troppi”

Azienda che riceve molti lead. Adesso esagero: “troppi” lead.

Obietterai che non sono mai troppi.
E invece sì.

Perché un lead non lavorato non è solo un’opportunità persa:
è un’esperienza negativa che può rovinare un po’ l’immagine dell’azienda.

Molti lead rimanevano inascoltati perché l’ufficio commerciale, che ha una capacità limitata, prediligeva solo i lead “molto caldi” per ottimizzare i tempi.

Soluzione?

Forzare la qualificazione dei lead.

Invece di form “leggeri”, che chiedono poche informazioni, richiedere dati utili da subito.
Sì: si perdono alcuni lead.
Ma quelli che arrivano sono migliori.

Oppure, altra via (perché nella vita ci sono sempre scelte):
qualificare dopo, magari usando automazioni o AI.

Ad esempio:

“Abbiamo ricevuto la tua richiesta.
Aiutaci a comprendere meglio la tua esigenza.”

Questa strategia ha un duplice vantaggio.

Qualcuno si qualificherà aggiungendo i dati mancanti per rendere interessante e caldo il lead.

Qualcuno non darà seguito alla mail, abbandonerà il processo di qualificazione, ma avrà una minore spinta a lamentarsi perché in fondo saprà di non aver dato seguito ad una richiesta e non darà all’azienda la responsabilità di non aver voluto costruire una relazione.


In conclusione: il vero obiettivo di un sito web?

Alla fine, tutto questo discorso sulle visite, sui KPI, sulle conversioni e sui lead torna sempre lì: non sono numeri. Sono persone.

Persone con un contesto, una necessità, un livello di consapevolezza differente.

E il nostro lavoro, che piaccia o no, non è “portare più gente sul sito”, ma far sì che chi arriva trovi qualcosa che abbia un senso.
Qualcosa che lo faccia sentire compreso, che risolva un’esigenza, che soddisfi un bisogno, che generi un piacere…
Qualcosa che gli faccia dire: “Ok, qui posso fermarmi un attimo, merita la mia attenzione.”

Perché le visite non sono traguardi.
Sono punti di partenza.

E tutto quello che succede dopo è relazione.


And that’s all folks

Sei arrivato fin qui, non sei un numero nella mia dashboard analitica. Spero che qualcosa ti sia tornato utile, o almeno abbia messo in discussione il solito modo di guardare le visite come se fossero un voto o una medaglia da esibire.

Se l’argomento ti ha interessato e vuoi dirmi la tua, o se hai un caso simile, scrivimi pure.
E se ti viene in mente un altro tema di cui vorresti leggere qualcosa, dimmelo: se è nelle mie corde, e se ho esperienza reale da portare sul tavolo, magari scrivo un articolo.

Parliamone.
Con calma.
Come persone, non come numeri.

Uso VHosting per i miei siti da anni e lo consiglio per affidabilità e convenienza. Ho un’affiliazione attiva: se segui il mio link, io ricevo una commissione, ma il costo per te resta lo stesso!